Paolo Ricci

… il “compagno pittore che aveva uno studio sulla collina del Vomero”
                                                                                                          Maurizio Valenzi

Yuri Gagarin Olio su tela 40 x 50 Stima 400/600

Yuri Gagarin
Olio su tela
50 x 40 cm

Nato a Barletta il 22 settembre 1908 da Michele e Gaetana Giannini, Paolo Ricci si trasferisce al seguito della famiglia, all’età di otto anni, prima a Brindisi e due anni dopo a Napoli. Già da adolescente segue le vicende politiche dell’Italia post bellica e matura, con l’avvento del fascismo, un’opposizione che lo vedrà coerente per tutta la vita.
Attratto dal mondo artistico e intellettuale della città si lega allo scultore Vincenzo Gemito e al pittore Luigi Crisconio.
Nel 1927 con Cocchia, D’Ambrosio, Peirce, Lepore, De Rosa e Peppe Diaz fonda il gruppo dei Circumvisionisti e nel ’29, insieme a Carlo Bernari e Guglielmo Peirce, redige il Manifesto dell’Unione Distruttivisti Attivisti. Il desiderio era quello di inondare la città di un vento nuovo, dando spazio alle moderne correnti artistiche.
Nel 1930 un breve soggiorno parigino lo mette a diretto contatto con i movimenti d’avanguardia. 
In quel periodo grigio della storia italiana molti intellettuali abbandonano la nazione, altri, come Antonio D’Ambrosio e Ugo de Feo, furono condannati al carcere, e moltissimi, come nel caso di Guglielmo Peirce, al confino. Nel 1938 la sua casa, Villa Lucia, diventa un salotto culturale. Tra le personalità che la frequentarono ricordiamo Raffaele Viviani, Francesco Cangiullo, Renato Guttuso, Mario Mafai, Vasco Pratolini, Giovanni Tizzano e nel dopoguerra vi giungeranno anche personalità di levatura internazionale come Pablo Neruda, Paul Eluard e Max Ernst. Nello stesso anno è tra i fondatori di una fabbrica di ceramica “Ceramica di Posillipo” e lavorando con questa materia progetta ed esegue la facciata dell’Acquario Tropicale alla Mostra d’Oltremare.
Nell’estate del ’43 la militanza del Partito Comunista, di cui Ricci fa parte, attira l’attenzione della dittatura. Solo la mobilitazione popolare costringerà la magistratura a liberare i 53 arrestati e a scongiurare la loro condanna a morte.
La Liberazione lo proietta attivamente nel campo giornalistico. Scrive per il settimanale del P.C.I, l’Unità, collabora con Rinascita e con La Voce. Inquadra la realtà del tempo sia dal punto di vista politico-sociale che artistico.
La passione per l’arte sarà un’altra costante della sua vita. Scrive d’arte, dipinge, crea fecondamente. Partecipa a tre edizioni della Biennale veneziana (1948, 1950, 1952); realizza scenografie per il teatro San Carlo e per le commedie di Raffaele Viviani; promuove la conoscenza degli artisti meridionali, come Crisconio, Gatto, Tizzano, Cangiullo, Perez, Lippi, Waschimps e propone mostre interessanti come quella su Marcel Duchamp  e le Arti figurative a Napoli dall’età umbertina al tempo del Liberty. Nel 1974 Todi ospita una sua grande antologica e pochi anni dopo, nel 1980, decide di donare un corpus nutrito dei suoi lavori e diverse opere di altri importanti artisti (Carlo Levi, Raffaele Lippi, Saverio Gatto) alla città natìa.
Fondamentale per lo studio dell’arte napoletana è il suo libro Arte e Artisti a Napoli, 1800-1943 presentato nel 1981 al Circolo Della Stampa. 
Paolo Ricci muore a Napoli nel 1986.